mercoledì, 27 giugno 2007
Un'estate al mare...!!
Ma nemmeno per sogno, al mare ci andrai te e metà della palazzina tua, mi viene da rispondere ogni volta che hanno la malaugurata idea di passare in radio questa canzonaccia, inno all'Italia vacanziera che, ombrellone in spalla, attraversa coraggiosamente l'Autostrada del Sole, poi la drammatica Roma- Reggio per arrivare ai beneamati lidi.
Per il resto dell'anno ovviamente quelli sono luoghi da terroni.
Affollatissimi lidi, sarebbe il caso di precisare, perchè è pensiero comune che sia bene andare al mare dove vanno tutti.
Stolto dunque il cercatore dell'atollo isolato, della spiaggetta tranquilla, il mare è bello dove c'è la gente che conta, i ragazzini frignoni, il burinotto arricchito e già che ci siamo lo/la strappone/a di turno che mette in mostra di tutto di più con tanga a filo interdentale.
Là, dove fra sdraio e sdraio c'è ben lo spazio di un braccio, ci si riposa di un anno di lavoro.
Poi se ti arriva una pallonata in faccia, un urlo da 75 db del bambino piscione, la spettegolata al cellulare a 50 db su "quello stronzo impotente di Mario/quella troia impenitente di Maria", l'alitata alla birra&cipolle verso le tre di pomeriggio, non è un problema, tu sei rilassatissimo e riposatissimo.
Meglio ancora la spiaggia per nudisti, che al grido belluino di "Nudo è bello!" si spogliano di tutto, anche di un qualche chilo di dignità, e soggiungo, purtroppo chilo metaforico, più che nudisti sono dei coraggiosi.
Alzi la mano chi ha visto un nudista magro. (magro scultureo, non magro Biafra)
La alzi anche chi ha visto un nudista figo.
Si associ al gruppo chi ha visto un nudista con randa considerevole. (non in erezione, lì non vale!)
Io mi astengo, dopo aver ammirato l'alcolizzato tedesco (con pancia semisferica, volto rosso paonazzo e non vado oltre) al minimo sospetto di esposta nudità di membri mi defilo al chiosco dei panini.
Ancora migliori sono gli acquirenti di microappartamenti nei sobborghi delle grandi città marittime, le arcinote "succursali borgata" della città stessa, con la strada ad alta velocità che passa fra i palazzoni anni Cinquanta e il mare stesso, così oltre all'inquinamento acustico ci si intossica anche di smog, per non perdere l'abitudine, insomma.
"Eh abbiamo comprato la casa a due passi dal mare!" ho sentito bullarsi i più.
Io avrei voluto chiedere se per attraversare dovevano chiamare il tamburino dell'Esercito della Salvezza, ma mi sono trattenuta per amor di pace, tacitando la mia coscienza sociale con la riflessione falsamente saggia "se è contento così lascialo crogiolare tra le macchine che sfrecciano a 120 km/h."
Nell'impasto di sabbia, sudore, crema solare, salsedine e scherzi del solito burlone (che fa rima con..?) che scuote l'asciugamano "a vento", convinto forse che la sabbia evapori e non segua il suo peso specifico, la maggioranza degli italiani si diverte un mondo.
Ci sono dei posti migliori, certamente, luoghi IN, nomi famosi che rimbalzano da una rivista all'altra, ma che risultano così cari per l'italiano medio da suscitare all'altresì sorpreso/indignato/perplesso/allocco bagnante tre quesiti basilari:
1) "Ma il mare sarà una loro esclusiva creazione?"
2)"Ma qui la sabbia sarà composta di scaglie d'oro o di tungsteno?"
3) "Ma una bottiglietta da 75 cl non sarà troppo cara a tre euro al pezzo?"
Se la risposta ai primi 2 quesiti è "No" e al terzo è "Sì", potete passare dalla categoria allocco bagnante a quella di fregato bagnante.
Se le risposte divergono dall'attesa, entrate nell'affollata categoria pirla bagnante.
Altre riflessioni sull'odiato mare verranno presto, appena convincerò mia madre che non serve andare al mare per essere abbronzati, il terrazzo è gratuito e se alzi troppo il volume della radio l'inquilino del piano di sopra tira giù una piacevole secchiata di acqua gelida.
Mica male.
Ma mia madre non è convinta. Peggio per lei, io vado ad alzare il volume della radio.
JuanBelmonte alle ore
01:09
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lunedì, 25 giugno 2007

JuanBelmonte alle ore
01:32
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domenica, 24 giugno 2007
Alla ricerca del tempo perduto
Notte di solitudine, questa, soltanto io e la mia immagine riflessa negli specchi di questa casa che non è nemmeno mia.
Ed a quell'immagine, la mia, rivolgo attenzione, alle occhiaie violacee, alla pelle livida, alle labbra esangui, alle guance ruvide, tra l'altro ho rinunciato alla velleità della rasatura dopo aver compreso che la barba sarebbe ricresciuta, notte dopo notte, sempre uguale. Non che ne fossi un fanatico anche prima, insomma.
Io, sempre uguale a me stesso, quando non fingo d'essere umano.
Sempre venticinque anni,sempre lo stesso fisico, sempre lo stesso taglio di capelli.
Io che non potevo cambiare, sono cambiato.
Io che non volevo cambiare, sono cambiato.
E non sono più io. Nonostante tutto, nonostante che notte dopo notte la mia immagine non cambi mai.
O forse no?
Forse è soltanto un momento, che passerà come ne sono passati tanti, seppelliti dal tempo.
Colpa della battaglia, del sangue, colpa del Sabbat e delle macchinazioni degli Anziani, sì, colpa loro. Chiunque sarebbe scosso e in preda ai dubbi, ora.
Ferri cerca una conferma nei suoi occhi, a pochi metri da lui, carezzandosi il volto con gesti nervosi, preoccupati, retaggio dell'umano che fu.
Ed i suoi occhi..rispondono, animati d'un cupo bagliore.
Davvero non sei più tu, Ferri?
Davvero..?
Io ci sono sempre stato, sepolto in te, ad aspettare.
Sono nato con te, quando hai aperto gli occhi alla notte, per la prima volta.
Quando la rabbia urla in te e rimescola di fuoco le viscere, quando sgorga il ringhio dalla gola e ruggisci come un demonio antico, chi credi sia accanto a te? Io.
Non vuoi vedermi e non vuoi accorgerti di me, suvvia, siamo fra noi, puoi ammetterlo. Non me ne avrò a male.
Ma io, io sono l'unico che può capirti, l'unico che vuole aiutarti davvero.
Io so cosa vuoi, sei un libro aperto, per me: tu vuoi uccidere, e mutilare, e distruggere, ed essere libero di odiare.
Te lo ricordi il sapore dell'odio, vero, Alessandro?
Libero, hai capito? Libero.
Libero, da tutto, dai freni, dalle inibizioni, dalla società che ti vuole come Ferri il Barone, Ferri l'affidabile, Ferri il giusto.
Ora che loro non hanno più bisogno di te, puoi calare la maschera d'umano, ora sei Ferri il Brujah, fiero figlio di Troilo, solo e soltanto questo.
Lacrime di sangue rotolano giù per le guance del Barone, strie vermiglie che scivolano fin sui pugni serrati, tesi allo spasimo, sommerso da quella voce che gli riempie le orecchie e la mente, densa come pece rovente.
Perchè piangi, Alessandro?
Per la tua preziosa umanità?
Piangi come una donnetta.
Sei ridicolo.
E per tutta risposta Ferri ringhia, arricciando le labbra sui canini, un pugno rabbioso percuote il muro, con la forza devastante di un tir in corsa: l'intonaco si sbriciola, i mattoni si spaccano, lo specchio si frantuma al suolo, in ampi, taglienti frammenti.
E finalmente la dannata voce tace.
E' meglio partire, a questo punto, via e rapido, Roma non è più il suo posto, non gli interessa più guidare gli anarchici verso una strada lastricata di onore e buone intenzioni: meglio andare là dove irrompe la furia della battaglia, per poter essere furia egli stesso, altro che donnetta, altro che ridicolo.
Due valigie aperte sul letto, alla rinfusa butta dentro vestiti, biancheria, armi, in fretta, sempre più agitato e nervoso, un'unica idea fissa, andare, ovunque, ma andare e subito.
In ultimo, scaraventa dentro i due preziosi libri, e se si sbriciolano in mille pezzi chi se ne frega, quando qualcosa scivola fuori dalle pagine, in un pigro volteggiare, fino ad adagiarsi sui frammenti di vetro.
Una carta dei Tarocchi.
L'imperatore.
Il Barone incredulo la scruta, per poi chinarsi a raccoglierla fra indice e pollice, sorridendo appena fra il bonario e l'irrisorio. Una delle carte di Zlata, la zingara bambina, chissà come sarà finita lì in mezzo.
"Quale carta tu sceglie questa notte?" gli domandava ogni notte la Ravnos, con una punta d'impazienza nella vocetta cantilenante, e tante volte l'ha accontentata, indicandone una, nel mucchio, pensando che a volte ci vuole tanto poco a far felice il prossimo, una bambina come lei, poi. Un po' d'attenzione, un minimo annuire alla fantasiosa predizione e voilà, ecco un anarchico di Roma che non darà problemi stanotte.
Continua a sorridere, Ferri, finchè le iridi non incontrano quelle dell'Imperatore.
Il sorriso lentamente muore sulle labbra del Brujah, perchè ora, faccia a faccia con l'Imperatore, nuovi dettagli emergono nel suo distratto ricordare, la telecamera cambia l'inquadratura, zoom da un'altra angolazione.
Carta III, pescata spesso dal mazzo, gongolante figuro con corona, arroganza disegnata in ogni linea, abiti rosso e oro. E le parole sarcastiche alla zingarella, che lui con un Imperatore non c'entrava proprio niente, ma che era stato un bel tentativo.
E la risposta di lei. Parole leggere, un'alzata di spalle, occhi negli occhi, sorriso indecifrabile ad aleggiarle sulle labbra: "La rabbia sarà la tua maledizione, Ferri. La tua maledizione e la tua condanna."
Sono soltanto parole, ringhia fra sè Ferri, fissando con astio crescente il ghigno borioso dell'Imperatore, che stia ridendo di lui? come OSA ridere di lui? Come..come OSA?
Crack.
La rabbia di Ferri esplode.
Buio.
Quando riprende coscienza di sè, ha mani e abiti lordi di sangue.
Un buco nel muro.
Un cadavere smembrato ai piedi della finestra.
Schizzi di materia cerebrale che sfrigolano sulla lampadina accesa.
Lo sguardo frenetico cerca quel che resta dello specchio, sperando in una spiegazione a tutto quell'orrore. Non sono stato io, vero? Non sono stato io.
Ma tutto tace, ora.
Nessuna parola da quel volto distorto dalla ferinità cupa della Bestia, una maschera d'odio e ira che non sa neppure vagamente d'umano.
Nella stanza echeggia una risata luciferina, rimbalza da una parete all'altra.
La risata della zingara.
Almeno, Ferri crede d'udirla, mentre fissa quel volto feroce, inumano, che di rimando gli spedisce un compiaciuto sorriso.
Ferri sorride a se stesso e nemmeno se ne rende conto.
Welcome to Paradise.
JuanBelmonte alle ore
02:22
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venerdì, 22 giugno 2007
"..siamo come i cani, quando vogliono che il padrone li porti fuori, fuori ci vanno da soli."
JuanBelmonte alle ore
17:29
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giovedì, 21 giugno 2007
Ricordati di me
In un impulso forse vagamente masochistico ho scaricato la colonna sonora del film dove il mio Fabrizio Bentivoglio m'ha commosso ed emozionato fino alle lacrime, in un film tenero e feroce, dove la felicità s'esplica in un sorriso amaro e in un celato sospirare.
Ma non è del film che volevo scrivere, in realtà, con questo sottofondo struggente..colgo l'attimo e svuoto il cuore, prima che resti tutto sepolto nel solito cemento armato del mio sorridere.
Sto pensando ad un mio amico, quelli con la A maiuscola, quelli che ti rivedi dopo tre anni ed è come se ti fossi salutato il giorno prima. E noi non eravamo amici così intimi, ma una goethiana affinità elettiva ci ha uniti, da subito.
E lui non lo sa, ma mi sono commossa dietro lo schermo quando m'ha raccontato il suo punto vista sui nostri incontri, sulle nostre chiacchiere, su quel viaggio in treno che è stato troppo lungo e troppo breve per tutti e due. E' stato bello sapere che non solo la solita idealista che s'illude sul valore profondo, d'amore, della philia.
E lui non sa nemmeno, e non lo saprà, odia i blog lui, che mi sono innamorata da subito della sua famiglia. Sono splendidi, tutti e tre, l'amore in qella casa è qualcosa di palpabile, permea l'aria, come cosa viva, spira dagli angoli e ti avvolge, dolcemente.
Grazie, amico mio. Mi hai fatto vedere con i tuoi occhi, m'hai regalato una certezza, la speranza che non vada per forza sempre tutto a puttane, che non si resta sempre soli ed amareggiati, che ne vale la pena di sbattersi e sperare.
Grazie, perchè mi hai dato un altro motivo per restare, a me che voglio sempre scappare da tutto, via, basta che sia andare, non importa dove purchè lontano.
Il motivo non lo so..non lo so nemmeno io.
E se lo so, me ne dimentico rapidamente.
E come recita la canzone...
"Passeranno questi anni
lasceranno una scia
di nuvole
che poi van via...
Passeranno gli affanni
e le difficoltà
guardando al cielo
che schiarirà
Forse un giorno migliore
forse un'altra città
darò tutto me stesso
chiedendo metà..
Ma passeranno questi anni
e nel tempo che c'è
ricordati di me.."
JuanBelmonte alle ore
12:01
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mercoledì, 20 giugno 2007
Vi accusano di essere troppo accaniti giocatori di ruolo?
Il mondo non capisce che, in realtà, state sfuggendo all'insidiosa trasformazione del vostro essere da "homo cainitas" a "homo altrus", determinato dal vostro tentativo di restare adesi agli studi/professioni che che avete scelto.
Mi accingo a postare i dieci segni che testano la vostra trasformazione in *homo medicus*:
1)Vi siete diagnosticati almeno 10 malattie nella preparazione di ogni esame, tentando di farvi ricoverare
2) Vi imbucate ai funerali di emeriti sconosciuti per scoprire di cos'è morto il caro estinto
3) Parlate in medichese pure al gatto e vi seccate se non capisce
4) Girate con lo stetoscopio nascosto nella borsa perchè *non si sa mai*
5) Se vi nominano una qualsiasi città italiana, conoscete meglio gli ospedali che i suoi monumenti, Roma compresa
6) La risposta "Bene grazie" alla domanda "Come stai" crea in voi uno spiacevole, inspiegato stato di frustrazione
7) Testate tutti i nuovi farmaci su amici e parenti perchè la sperimentazione gratuita ed indiscriminata non è ancora vietata dalla legge
8) Il vostro camice occupa tutta l'anta dell'armadio perchè altrimenti *si sgualcisce*
9) Al ristorante cinese riconoscete una prostata in un raviolo al vapore
10) Se uno vi tossisce vicino pensate "Tubercolosi!!", se starnutisce invece "SARS!!" e scappate via di corsa
..vi state aggravando allo stato di *homo medicus bestialis* se:
1) Alla vista di un ospedale non resistete all'impulso di entrare e visitare *tutti* i pazienti all'interno
2) Se qualcuno vi dice di essere affetto da una rara malattia dite "Poverino" e pensate "Che fico!"
3) Avete passato il Capodanno/Natale/Pasqua inseguendo la nonna/vecchia zia/anziano sconosciuto per sottoporlo ad una visita di controllo
4) Avete applicato sull'Atlante di Anatomia l'avviso "Chi tocca muore" in Arial Rosso Fuoco
5) Durante i Mondiali avete sperato per tutto il tempo che uno dei giocatori/ arbitri/ guardalinee/ sconosciuti tifosi si rompesse una gamba/un braccio/ la testa perchè volevate mettere bocca sul lavoro del medico sportivo
6) Avete querelato gli autori di "ER" e "Un medico in famiglia" per calunnia e vituperio della professione medica
7) Non fate il bagno in piscina perchè temete l'encefalite fulminante (rarissima) e lo impedite a chiunque sia con voi con mezzi più o meno leciti
8) Iniziate a credere all'esistenza degli untori, e questo consegue alla sterilizzazione dei vostri abiti a temperature da fornace
9) Pensate che sarebbe il caso di elevare il vostro ospedale alla dignità di Stato indipendente e di auto proclamarvi Imperatori Indiscussi del reparto dove lavorate
10) Cercate un compagno/a non medico così da poterlo ammorbare con le vostre conoscenze ed evitare spiacevoli competizioni nella ricerca del malato più fico.
JuanBelmonte alle ore
15:59
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5 cose che ho scoperto di Sara, eppure io e Sara ci conosciamo da un bel pezzo, dovrebbe essere in teoria la persona che conosco meglio a questo mondo e invece...
1) Secondo la netiquette e l'etiquette e qualche altra parola similare essere abbronzati è cool. Sara non è cool nemmeno un po', dato che ha cercato di acquistare una crema sbiancante, nel senso di bianco cadavere, e non prende il sole (orrore!!!) dal 1996, quando di fronte allo specchio ha valutato che abbronzato poteva essere un vago sinonimo di sporco.
2) Se vai in alcuni locali sei in, se vai in altri sei out. Sara evidemente è indoor ( avvicinamento rapidissimo e scattante verso il click sociale vista l'assonanza) dato che il suo locale preferito è "casa di Marco" o "casa di amici" con fattanza,spettegolaus e risata annessa. (rovinoso precipitare, dal click il rumore muta in crack sociale, tre lettere, cambio onomatopeico e vengono affossate le nutrite speranze del pubblico di frequentare una persona in)
3) L'abito fa il monaco, nella sommatoria pitagorica "Molti zeri sullo scontrino + nome roboante sull'etichetta + pubblicizzato da modelle che ridono in faccia al BMI e alla malnutrizione". Sara non può fare il monaco, forse può sperare nell'eremita.
4) Obiettivi proposti dalla compagine familiare per essere realizzato nella vita: matrimonio prima di subito, macchina berlusconiana, perfetto management fra tempo speso per pulizie di casa e tempo necessario per progetti sulla manutenzione della stessa.
I progetti dichiarati di Sara sulla sua vita (matrimonio dopo convivenza, macchina a diesel, istruire marito all'arte della pulizia e della cucina + acquistare Card Mille Miglia Alitalia) classificano Sara come "alfa privativo" realizzata nella vita.
5) Di fronte all'incombente necessità di prendere decisioni, somministrare consigli, rispondere a telefonate imprescindibili, ascoltare manfrine, assumere faccia di bronzo perchè tutto ciò è socialmente adeguato, Sara si guarda attorno, indica un punto lontano, verso l'infinito e rolla una sigaretta.
Da ciò si presume che Sara sia socialmente inadeguata.
E probabilmente se ne vanta.
JuanBelmonte alle ore
12:58
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Le pataccate *_*
"Senti, facciamo un gioco: tu stai fermo e zitto e noi facciamo finta che non ci sei." (Cristiano, a cena, tra le risatine maligne dei presenti)
"Guardala come ride di compiaciuta inettitudine!" (Luca, a cena, dopo averla capita sbotto di risate da tutto il tavolo)
"Secondo te sta sbagliando qualcosa?" "Secondo me tutto, qualcosa è un ottimistico eufemismo" (Sara e Rory, quando si parla di ottimismo...)
"..spara a vanvera.." (Roberto in sessione, seguito da "Urla a caso")
"Il cameriere del cinese ha detto che il tabaccaio è a cinque minuti da qui." "Ma cinque minuti italiani o cinque minuti cinesi?" "Perchè cambia qualcosa?" "Se ci sono cinque milioni di cinesi e manco uno di italiani ci sarà un motivo!" (momenti di filosofia fra Sara e Eva in mancanza di nicotina)
"Ci penso io!" (frase che detta da Giulio assume contorni apocalittici)
"Oh di nuovo questa strada da lupi"
"Ah sì, quella dove c'era il cancello che c'ha invitato a pijarcela 'nder culo"
(Sara, Luca & Cri, Luca rideva e basta)
"Luca mi assaggi la patata?" (Sara, prima volta che incontra Luca)
"Non lo guardare con questa lubrica improntitudine!" (Luca, che è anche astemio)
"Ma che schifo!" "Luca è un piede, mica una medusa!" (Luca e Sara alle 2 di notte)
"Zitto tu che stai un tot di tempo in bagno!" (Sara dopo molto alcol)
"E poi l'ha posseduto violentemente da tergo?" (Cristiano, soltanto due birre dopo)
"Sara nel suo passato punk non era una punk" (il Cri, che ammore <.<)
"Guarda Bambi..le stelle.." "So' lampioni Armando!" (Sara e Armando dopo troppo di tutto)
"Oh, guarda là, c'è Elvis Presley!" (ripetuto 350 volte da Sara dopo aver visto Bettlejuice)
"Di me si può mangiare una cosa sola." (Matteo in macchina, seguono risatine maligne)
"Non intendevo quello!!" (le risatine di Sara, Marco & Serena non accennano a cessare, anzi!)
[nota per i naviganti e i miei sfortunati amici: questo sarà l'unico post in aggiornamento continuo *_*]
JuanBelmonte alle ore
11:00
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lunedì, 18 giugno 2007
Tempo perso..
Wasted time, direbbero gli inglesi. E mi domando perchè nessuno abbia mai perso tempo ad insegnare qualcosa a me, senza che fosse pagato, intendo.
O sono troppo stupida per apprendere o troppo intelligente, ed in questo si suppone che io abbia già capito, se non che lo sappia già. Che fregatura la nomea di "quella che ne sa", va a finire che impari quasi tutto da sola, e tra l'altro devi anche condividerlo ben presto, nonostante la compiaciuta inettitudine di alcuni.
Sarà che non sono mai contenta.
"..E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani.." (Vasco)
JuanBelmonte alle ore
10:56
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giovedì, 14 giugno 2007
Questo è dedicato a noi.
A noi che dobbiamo essere gli intelligenti per forza, i mediatori, i pazienti della situazione.
A noi che tutto deve scivolarci addosso, a noi che dobbiamo capire tutto, a noi che se ci arrabbiamo siamo nevrotici e se restiamo calmi siamo passivi, a noi che non va mai bene quello che facciamo ma quello che fanno gli altri deve andarci più che bene.
A noi che ci fottono gli appuntamenti, a noi che veniamo sempre dopo, a noi che crediamo nell'amicizia e poi restiamo puntualmente inculati, a noi che aspettiamo le telefonate ma se ci dimentichiamo di farle ci becchiamo i cazziatoni.
A noi, che vorremmo non ce ne fregasse più niente, a noi che ci spacciamo per cinici e poi siamo dei drammatici sentimentali, a noi che non interessa vincere o perdere, a noi che sognamo dietro una canzone, una storia, un film.
A noi, che pare non facciamo mai un cazzo perchè tutti ci sbattono in faccia il lavoro, il loro fantastico rapporto di coppia, il loro patinato lifestyle, a noi che della moda vediamo soltanto i cartelloni pubblicitari, a noi che della macchina l'importante è che funzioni, a noi che delle vacanze l'importante è divertirsi.
A noi, che vorremmo essere migliori ma che ci rompiamo i coglioni troppo presto e restiamo quelli di sempre, a guardare il mondo con i rayban inforcati e un bicchiere di White Russian con troppo ghiaccio, e sorridiamo. Di noi stessi, principalmente.
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JuanBelmonte alle ore
11:58
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