giovedì, 17 luglio 2008

Vento d'estate...


Ammetto oggi una discreta verve polemica.
Sarà il caldo imperante ed umidiccio.
Sarà l'esame che si avvicina.
Sarà che devo restare in laboratorio più del previsto.

Qualunque sia il motivo, mi pongo un polemico quesito.

Se *io* m'ingelosisco, passo per paranoica, rompiscatole, e "tanto tu conosci tante persone". (la frase tipica, questa, sarebbe da incorniciarla.)
Se *altre* si ingelosiscono, devo anche giustificarmi, e rassicurare, e tranquillizzare.

L'uso di due pesi e due misure non mi piace.
Lo stress non mi piace.
La pressione non mi piace.
Le insinuazioni, i dubbi dettati da non si sa che paranoia non mi piacciono.
Dev'essere difficile comprendere che se dico A è A, e che, se si frequentano altre persone oltre me (com'è logico, accidenti), io pretendo e pratico lo stesso, senza dovermi sentir obbligata da ansie altrui a pesare sulla bilancia affetto, tempo trascorso ed importanza nella mia vita dei famosi "altri".
Nè io chiedo di pesare sulla bilancia, nonostante veda e legga e ascolti di esperienze, viaggi, affetto verso i suddetti "altri" da parte delle mie *altre*.

Sbaglio sempre io? Probabilmente.

Allora, se sono questa fonte d'errore e d'insicurezza, quella è la porta.

Non accompagno, perchè spero in un rinsavimento nel tragitto e, una volta tanto, in un "Sarè, forse ho esagerato io.".






JuanBelmonte alle ore 08:29
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martedì, 06 maggio 2008

Poteva andare peggio? Sì, poteva imboccarti in casa un Emo! *_*


Non ho ancora digerito l'esito delle elezioni.
Con un sorriso di plastica mento asserendo il contrario.
Mento sapendo di mentire, mentuccia, mentolo e talco mentolato.

Ad ogni scheda che aprivo nel seggio, ad ogni notizia, ed alfine al rush finale è nata in me la consapevolezza che l'unica sinistra rimasta è la mano in tasca.

Oltre alla certezza che "perchè nulla cambi, tutto deve cambiare": non credo che l'amato Tomasi da Lampedusa sbaglierà proprio ora, e con compiaciuto disfattismo attesto che questa diciassettesima legislazione non sarà affatto diversa dalle altre.
O forse lo sarà, in peggio.
Se dovesse esserlo in meglio, prometto di pagare un litro di birra ad ogni berlusconiano che incontro.




Eppure una buona nuova c'è, in cotanto squallore: ho smesso di fumare!
Questo banco non verserà più una lira (un euro?) per rifornire il simpatico Monopolio Statale o le multinazionali del tabacco.

Fiato alle trombe, dunque..specialmente ora che di fiato ne ho *_*




JuanBelmonte alle ore 12:30
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lunedì, 11 febbraio 2008

I can't believe


Chi mi conosce sa bene quanto sia difficile che mi salti la mosca al naso.
Oggi ci sono riusciti, e anche piuttosto bene, devo dire.

Non chiedo e non pretendo comprensione, non sto a sindacare sul chi, quando e quanto, specialmente, i miei problemi e le mie ansie sono e restano tali, quindi, mie.

Ma al prossimo "non me ne frega niente", poichè non è la prima volta che ricorre come spiacevole allocuzione, assicuro che non ci sarà davvero più nulla di cui fregarsene.
Nel caso specifico, me.

La teoria delle "parole in un momento di rabbia" mi ha largamente scaramellato la fava, blanda e scialacquata giustificazione per poter aprire bocca e darci fiato.
Io non lo faccio.
E pretendo che non venga fatto a me.

La mancata ottemperanza di questa pretesa prevede il defenestramento a calci in culo dalla mia vita.

Passo e chiudo, per oggi va così.





JuanBelmonte alle ore 17:52
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lunedì, 21 gennaio 2008

Parola di Sepulveda

Mentre le prefiche nostrane continuano a stracciarsi le vesti, invocando che Joseph Ratzinger, “martire dell’oscurantismo laicista”, sia fatto santo subito e in vita; mentre Walter Veltroni si candida a diventare sindaco della Città del Vaticano e Fabio Mussi a essere ministro della Istruzione Cattolica; mentre in Italia si prepara un Family Year con tanto di roghi di professori universitari che portino un po’ di calore a piazza san Pietro, non arrivano i tanto temuti giudizi della stampa e delle autorità estere su quanto è avvenuto a La Sapienza. Cercando e ricercando non si trova granché.

In compenso, oggi c’è un articolo di Luis Sepùlveda su Dominio pùblico, che andrebbe letto integralmente, dove lo scrittore cileno afferma, tra l’altro: «L’Università di Roma, in una impeccabile dimostrazione della forza che può e deve avere la società civile e laica, ha obbligato il Vaticano a sospendere una visita papale inspiegabile, dal momento che se esiste un luogo nel mondo che deve rimanere libero da “paparruchadas”, dogmi e soverchierie, è precisamente l’università (…). Ratzinger e il Vaticano potranno condannare gli studenti de La Sapienza – già l’ha fatto a modo suo il pusillanime Prodi – le donne che abortiscono esercitando il diritto di essere padrone del proprio corpo, i ragazzi che studiano Educazione civica, i giudici che sposano persone dello stesso sesso, gli scienziati che fanno esperimenti con le cellule staminali, però è evidente che qualcosa si sta muovendo, proprio come disse Galileo: “eppur si muove”».

 

I “nostri” intellettuali, a proposito, cos’hanno detto? Ancora poco o niente. Forse hanno paura di perdere (e)lettori cattolici... Per loro, così coraggiosi, occorre un'altra citazione... cinetica, pardòn statica: "Ei fu siccome immobile".

 

www.paoloizzo.net

 

..ed io non posso che applaudire.  Sic est.

JuanBelmonte alle ore 14:59
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sabato, 06 ottobre 2007

News from Birmania.










Non credo ci sia necessità di dire altro.

Libertà per la Birmania!

JuanBelmonte alle ore 00:00
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lunedì, 23 luglio 2007

Ringhiando contro il cielo


In una dimensione parallela, in un mondo dove il sole assume sfumature bluastre e l'aria è satura di elio invece che di ossigeno, alla domanda, formulata all'esame di Neurologia

"Mi elenchi le ossa della mano."

la risposta è stata, con tanto di assolo di chitarra elettrica e sghignazzato growl in sottofondo..

"Ma fottiti, coglione!"



JuanBelmonte alle ore 20:10
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martedì, 22 maggio 2007


"..e voglio i nomi di chi ha mentito
di chi ha parlato di una guerra giusta.."



Ci penso e rabbrividisco d'orrore. Ogni giorno, nel mio quieto mondo d'abitudini e quotidiano, spartito fra sorrisi, studio, cielo azzurro e incombenze, qualcuno imbraccia un fucile.
Qualcuno spara.
Qualcuno muore.
E' orrendo questo paradosso, noi che affoghiamo nella melassa degli spot e del buonismo di quartiere, e loro che hanno il sangue che scivola lento da corpi senza vita.

Guerra, come vuoi chiamarla?
Conflitto armato?
Israele e Palestina che non hanno pace, e noi cambiamo canale alla TV, anche seccati di dover sempre ascoltare le solite storie.

Ditemi voi se non è orrore, questo.
Forse noi siamo più orrendi della guerra stessa, nella nostra indifferenza ottundente di egotiche certezze.



JuanBelmonte alle ore 00:45
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mercoledì, 16 maggio 2007




Assolutamente nella prossima vita voglio essere così.
Imperiale e figa.
Con il sorriso di sufficiente disprezzo che giudica tutti inferiori, come se la bellezza fosse sempiterno dono e non vana promessa.
Voglio poter indossare un numero indefinito di bei vestiti, voglio che mi calzino meglio che sui manichini, voglio che le commesse sbavino di fronte alla mia perfezione.


E a questo nostro mondo votato all'immagine, perchè le grandi multinazionali non si basano certo sulla bellezza interiore, io ci bevo sopra, con un bel brindisi tintinnante e un sonoro "Fanculo alla maggioranza!"
Facciamo Fandango?


JuanBelmonte alle ore 01:54
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venerdì, 04 maggio 2007


Non c'è sempre una spiegazione, per tutto.

C'è chi invece ha sempre una spiegazione, per tutto. Supportata da logica, parata dietro uno scivoloso "è la mia opinione", inattaccabile perchè slegata dall'essere giudizio universale al quale invece tanto assomiglia.

E ti propinano spiegazioni su spiegazioni, sul perchè sei, fai, dici, pensi.
E se ti senti un coglione perchè tu tutte queste spiegazioni non le hai, hai ragione.

Ma meglio coglioni senza ragione che saccenti maestri di vita.

Ah dimenticavo. E' la mia opinione.

E poi mi chiedono perchè ringhio contro il cielo. Perchè ho una tale rabbia dentro che potrei incendiare una foresta, perchè voglio sempre andare via.
Il perchè lo so, ed è amaro.



"Ein
Hier kommt die Sonne.."

JuanBelmonte alle ore 09:47
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lunedì, 30 aprile 2007


  • "Zingaro" è una parola razzista, come "negro", "vu cumprà", "barbaro", ecc. Nel nostro linguaggio quotidiano a volte la si usa in espressioni come: "una casa di zingari", per dire che è disordinata; "essere come uno zingaro", cioè vestito male e sporco; "ti faccio portare via dagli zingari", per dire che sono cattivi (come l'Uomo Nero)
  • Zingaro viene dal greco Athìnganoi (che indicava gli esponenti di una setta eretica perseguitata).
  • In Italia gli zingari chiamano se stessi con due nomi: ROM (centro e sud) e SINTI (nord), il cui significato è "uomini", contrapposto a GAGGIO' (i "non-uomini", cioè gli stranieri, ma significa anche sempliciotti, paurosi). I Rom considerano i Sinti "gagè" perché il sistema di vita di ques'ultimi è basato sul viaggiare e sullo spostarsi continuamente, mentre i Rom sono più sedentari.
  • Istruzione per i bambini: il 97% dei bambini zingari non frequenta la scuola dell'obbligo e gli zingari adulti sono per lo più analfabeti. Eppure il 75% di essi sono cittadini italiani, o per nascita, o perché alla fine della II G.M. vivevano ai confini e scelsero l'Italia come patria.
  • Per i bambini zingari, l'italiano è la terza lingua, dopo quella materna (il romanes o il sinto) e il dialetto locale. A scuola facilmente vengono considerati come disadattati sociali e anche mentali.
  • Servizi igienico-sanitari: la loro sporcizia dipende anche dalla cronica mancanza di acqua nei campi, che dovrebbero disporre di docce e gabinetti. A causa delle molte malattie, dovute anche al feddo, la vita media non supera i 50 anni.
  • Altri servizi deficitari: illuminazione (l'energia elettrica permetterebbe di utilizzare sistemi di riscaldamento meno rischiosi: piccoli braceri o stufette a gas, che a volte causano l'incendio della roulotte), cassonetti per rifiuti, vasche per il bucato.
  • Lavoro: non riescono più a fare lavori dignitosi o comunque remunerativi. Non possono praticare il commercio ambulante, perché vengono considerati come stranieri. Molti bambini vendono fiori, fazzoletti ai semafori o puliscono i vetri delle macchine. Chiedere la carità è diventato il lavoro delle donne. Il lavoro col ferrovecchio non rende più e gli oggetti di rame non li compra più nessuno, se non qualche turista d'estate.
  • Visti d'ingresso, passaporti ecc. Spesso ci si dimentica che questi gruppi sono apolidi e che quindi non ha senso rimpatriarli nella ex-Jugoslavia.
  • Aree di sosta sono poche: una cinquantina in tutta Italia. Si tratta per lo più di fangose baraccopoli, frequentate da topi, col pericolo di epidemie. Gli stessi campi-sosta sono troppo grandi: ammassano 300-500 persone (sembrano dei ghetti).
  • Emarginazione: per i nostri agricoltori sono nomadi senza terra; per i cittadini, dei marginali di periferia; per gli operai, degli oziosi e per tutti, degli uomini senza fede e senza legge. Il solo zingaro accettato è quello bello, artista, simbolo della libertà e del folclore, cioè quello che non esiste.
  • Rifiutano l'accusa di vagabondaggio, perché il loro è un nomadismo, che è un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU ed è previsto dalla nostra Costituzione. Lo stesso Consiglio d'Europa dice che deve essere facilitato l'insediamento in abitazioni appropriate per i nomadi che lo desiderano.
  • A Roma esistono 50 comunità zingare: rom abruzzesi e napoletani, camminanti siciliani, sinti giostrai, rom kalderasha, rom slavi. Vivono in case popolari o roulotte. Prima degli anni '70 commerciavano cavalli, facevano i maniscalchi, le donne leggevano il futuro o vendevano chincaglieria. Alcuni fabbricavano pentole di rame, altri erano indoratori o giostrai. Con l'espansione edilizia degli anni '70 i campi-nomadi sono stati requisiti.
  • A Roma i nomadi sono 3000, sono sempre stati 3000, ma ora si parla di "problema nomadi". Generalmente nei campi dove vivono non ci sono servizi. Alcune ragazze frequentano corsi di taglio e cucito.

JuanBelmonte alle ore 16:49
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